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Simic: “Maldini e Pioli, che miracolo! Vi racconto le Champions al Milan. Ancelotti un mago, tiferemo per lui”

Una vita in difesa sempre. Per proteggere il pallone, i valori, i sogni. Dario ha cominciato a correre veloce nella sua Zagabria da bambino. Quando è diventato ragazzo ha dovuto sfidare anche la guerra, l’esperienza che più di tutte insegna cosa significa resistere ogni singolo giorno e non mollare mai. L’Italia calcistica di inizio Duemila è stata un premio che si è meritato sul campo. All’Inter i grandi giocatori non mancavano, le vittorie però non hanno risposto all’appello e il ricordo del 5 maggio fa ancora male. Con il Milan poi ha vissuto un sogno lungo sei anni, tra serate da campioni e qualche notte amara che a ripensarci brucia ancora. Oggi Simic parla ancora da rossonero dall’altra parte dell’Adriatico: lo fa in un’altra veste, ma il suo entusiasmo e l’amore che prova sono quelli di sempre.

Dario, che cosa ha fatto dopo aver smesso di giocare?

Sono rimasto nel mondo del pallone. Ho fondato un’associazione calciatori in Croazia per difendere i diritti di tutti i giocatori. Sono il presidente come lo è stato Damiano Tommasi in Italia. Nel 2019 ho lavorato con Maurizio Zamparini. Poi Paolo Maldini mi ha dato l’opportunità di collaborare con il Milan. Ho accettato perché mi piace stare vicino al campo e guardare le partite. Seguo anche mio figlio Roko che gioca al Salisburgo.

Lui è un attaccante, lei è stato un difensore: che cosa gli consiglia per crescere?

Gli ho detto di guardare tutti i filmati di Pippo Inzaghi! Ho giocato con lui e con altri grandi attaccanti:  da Andrji Shevchenko a Christian Vieri, da Ronaldo il Fenomeno a Kakà. Sono stati campioni. Se prendi qualcosa da ciascuno di loro puoi fare tanto. È più difficile fare l’attaccante rispetto al difensore. Roko è nato centravanti, gli ho detto di fare qualcosa di straordinario ogni giorno. È sulla buona strada. Gioca in una buona società dove sono cresciuti grandi giocatori. Sta andando molto bene, ha fatto 32 gol, di cui 19 nella Serie B austriaca, è stato capocannoniere di Youth League. Poi anche sei reti con la Croazia U21.

Nel Salisburgo è sbocciato un certo Erling Haaland: in Austria è più facile trovare spazio?

È un campionato perfetto per fare il primo step. Gli attaccanti maturano a 23-24 anni e hanno bisogno di giocare tanto prima di misurarsi con i top campionati europei. L’Austria è perfetta per crescere.

Com’è nato il feeling tra lei e il calcio?

Tutto è cominciato a Zagabria, la città dove sono nato e dove vivo oggi. Quando ho iniziato a calciare il pallone non ho più smesso. È stato amore a prima vista. Ce l’avevo nel sangue. Giocavamo dieci ore al giorno. Anche mio fratello Josip è stato un grande calciatore della Croazia e del Bruges. Il mio secondo figlio Nicolas gioca con la Dinamo Zagabria. Dalla parte di mia moglie c’è anche Jakov Medic che gioca nel St. Pauli in Germania. In famiglia siamo matti per il pallone.

Che cosa ricorda della guerra?

È stata indescrivibile. Avevo 14 anni quando suonavano le sirene, gli aerei passavano sopra Zagabria e ci nascondevamo nei bunker. Per fortuna la mia città non è stata bombardata tante volte. Abbiamo vissuto la guerra e sappiamo cosa significa. Vorrei che non ci fosse mai più. Doverla vivere è stato bruttissimo.

Che cosa ricorda del suo arrivo a Milano nel 1999?

Guardavo Inter e Milan in televisione quando ero bambino. Sognavo di giocare con grandi campioni come Javier Zanetti e Christian Vieri, Laurent Blanc e Ivan Zamorano, Roberto Baggio e Alvaro Recoba. La Serie A era un grandissimo campionato, il più forte al mondo. Per me è stata una grande fortuna poter indossare le maglie delle due milanesi.

Qual è stato il momento più bello all’Inter? E quello più brutto?

Il più brutto quando abbiamo perso il campionato allo stadio Olimpico il 5 maggio 2002 all’ultima giornata. Purtroppo non abbiamo vinto niente, ma ricordo tante belle gare che abbiamo giocato insieme.

Con chi ha stretto amicizia all’Inter?

Io e Ivan Cordoba siamo ancora grandi amici: è una grande persona. Lui e Zanetti mi hanno accolto con grande disponibilità al mio arrivo e mi hanno aiutato tantissimo. 

Che cosa è mancato alla sua Inter per vincere?

Fortuna! Soprattuto quando avevamo Vieri e Ronaldo in attacco, Marcello Lippi in panchina. C’era tutto quello che serviva, però abbiamo subito tanti infortunati. Con una squadra fisicamente a posto e senza problemi avremmo vinto tantissimo.

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https://www.ilposticipo.it/calcio/intervista-dario-simic/1/?intcmp=gazzanet-milan